Pensi di avere un’allergia respiratoria? Ecco quali sono gli esami giusti da fare subito

Quando si sospetta di avere un’allergia respiratoria, è fondamentale procedere tempestivamente con una diagnosi accurata. I sintomi principali che possono far insorgere il dubbio sono starnuti frequenti, naso che cola o si ostruisce senza una chiara causa infettiva, lacrimazione oculare, prurito a naso e occhi, tosse secca persistente, dispnea (affanno), senso di oppressione al petto o sibili respiratori. Una corretta valutazione clinica precoce permette di individuare gli allergeni responsabili e di adottare strategie di gestione personalizzate, riducendo il rischio di complicanze come l’asma bronchiale.

Come si diagnostica un’allergia respiratoria: la visita specialistica e l’anamnesi

Il primo passo per accertare la presenza di allergie respiratorie è la valutazione da parte di uno specialista allergologo. L’approccio diagnostico parte sempre da un’anamnesi medica dettagliata, in cui il medico raccoglie informazioni su:

  • Tipologia e frequenza dei sintomi
  • Eventuali fattori scatenanti noti (stagionalità, esposizione a polveri, animali, muffe)
  • Storia familiare di allergie o malattie atopiche
  • Abitudini di vita, ambiente domestico e lavorativo

L’anamnesi permette di indirizzare la scelta dei test diagnostici più adatti e di valutare l’effettiva correlazione tra i sintomi e possibili allergeni.

Un elemento pratico estremamente utile è la rilevazione dei sintomi tramite diario: annotare i giorni, l’intensità e la circostanza della comparsa dei disturbi può facilitare il compito del medico nell’identificazione delle cause e nella programmazione di eventuali esami mirati.

I principali test allergologici da eseguire

Nel sospetto di allergia respiratoria, gli esami principali che lo specialista può prescrivere sono:

Prick test cutanei

Il prick test rappresenta il test di primo livello più utilizzato in ambito allergologico. Viene eseguito in modo semplice e poco invasivo: sulla pelle dell’avambraccio vengono applicate minuscole gocce di soluzioni contenenti Allergeni selezionati in base ai sintomi e all’anamnesi, come pollini, acari della polvere, peli di animali, muffe. Successivamente si esegue una lieve puntura attraverso ciascuna goccia; dopo 15-20 minuti si valuta la reazione locale, che può manifestarsi con rossore e un piccolo pomfo pruriginoso se si è allergici a una determinata sostanza.

Il prick test è rapido, affidabile e particolarmente indicato nelle situazioni in cui i sintomi siano compatibili con una allergia IgE-mediata (cioè associata ad anticorpi specifici di tipo IgE).

Test ematici per le IgE specifiche

Gli esami del sangue rappresentano una valida alternativa o completamento ai test cutanei. Il più comune è la ricerca delle IgE specifiche: tramite un prelievo ematico, vengono dosati i livelli di anticorpi IgE diretti contro specifici allergeni sospetti, in base alla storia clinica del paziente. Questo test consente di indagare la sensibilizzazione a centinaia di allergeni in modo dettagliato, riconoscendo anche eventuali sensibilità multiple.

Esistono panel multicriterio altamente innovativi, come l’Alex Test, che grazie ad avanzate tecnologie permette la valutazione multiparametrica e molecolare di oltre 300 allergeni, correlando i risultati anche con un grado di rischio clinico individuale.

Va precisato che la positività alle IgE specifiche indica sensibilizzazione, ma la diagnosi di allergia clinica viene confermata solo se il paziente presenta sintomi in concomitanza con l’esposizione all’allergene, integrando quindi anche la valutazione clinica.

Altri test di laboratorio

  • Misura delle IgE totali: valuta la quantità complessiva di anticorpi IgE circolanti, utile come supporto ma poco specifica, poiché valori elevati possono associarsi anche ad altre patologie oltre all’allergia.
  • Esame emocromocitometrico con formula leucocitaria: fornisce dati sulla presenza di eosinofilia (aumento degli eosinofili), spesso associata alle manifestazioni allergiche e alle infiammazioni croniche di origine allergica.
  • Dosaggio di istamina e triptasi: può indicare una reazione allergica sistemica in atto, come nello shock anafilattico.

Valutazione della funzionalità respiratoria

In caso di sintomi respiratori rilevanti come tosse insistente, affanno o sospetto asma, lo specialista può prescrivere una spirometria o prove di funzionalità respiratoria. Questi esami consentono di valutare la presenza di una ostruzione bronchiale o l’iperreattività delle vie aeree, elementi tipici delle allergie che possono evolvere in asma bronchiale.

Durante la spirometria, il paziente esegue manovre respiratorie forzate seguendo le indicazioni dell’operatore; i dati ottenuti permettono di quantificare la capacità polmonare e identificare eventuali deficit funzionali precoci, utili anche per monitorare l’evoluzione della malattia e l’efficacia delle terapie.

Talvolta si esegue anche un test di broncodilatazione o prove di broncoprovocazione per valutare con maggiore precisione la risposta dei bronchi agli stimoli o a specifici farmaci. Questi test sono totalmente non invasivi, rapidi e sicuri nei centri specializzati.

L’importanza di una diagnosi tempestiva e personalizzata

Una volta completata la fase diagnostica – che comprende anamnesi, valutazione dei sintomi e test specialistici – il medico potrà elaborare un piano terapeutico individualizzato. Il trattamento delle allergie respiratorie si basa generalmente su:

  • Evitamento dell’allergene, ove possibile, con misure di igiene ambientale specifiche
  • Terapia farmacologica a base di antistaminici, corticosteroidi topici (spray nasali, aerosol), broncodilatatori e, nei casi selezionati, immunoterapia specifica (vaccino allergologico)
  • Educazione sanitaria al riconoscimento precoce dei sintomi di allarme e alle strategie di prevenzione delle riacutizzazioni

Nei casi di diagnosi precoce, la possibilità di impostare un trattamento mirato contribuisce notevolmente a ridurre la gravità dei sintomi e a prevenire la progressione verso quadri clinici più severi, come l’asma o le bronchiti croniche di origine allergica.

È importante sottolineare che la corretta identificazione dell’allergene o degli allergeni responsabili rappresenta la chiave di volta della gestione delle allergie respiratorie. Oggi grazie a metodiche innovative, come la diagnostica molecolare, è possible non solo riconoscere la sensibilizzazione ad una categoria (come i pollini), ma anche a proteine allergeniche specifiche, migliorando la sicurezza delle terapie.

Nel sospetto di allergia respiratoria, non bisogna mai trascurare la valutazione specialistica e l’esecuzione degli esami giusti in tempi rapidi. Solo un percorso completo e personalizzato permette di migliorare la qualità della vita e prevenire difficoltà respiratorie gravi.

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